SCRITTO SULLA SABBIA

Che il bello e l’incantevole
Siano solo un soffio e un brivido,
che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d’artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vero di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.
E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:
pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d’oro di pesante splendore;
le stelle stesse, insuperabili,,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
– effimeri – , non raggiungiamo il fondo dell’anima.

No, il bello più profondo e degno dell’amore
pare incline a corrompersi,
è sempre vicino a morire,,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate da aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.

Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d’ali d’’uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,,,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.
Amiamo ciò che ci somiglia,,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.

Herman Hesse – da: La Felicità, Versi e pensieri, nella traduzione diN. Salomon – Mondadori

 

Post di Lorena Melis  del 14 febbraio 2017 ore 8,40

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Ghérasim Luca – Son corps léger (1969)

Son corps léger

est-il la fin du monde?

C’est une erreur

c’est un délice glissant

entre mes lèvres

près de la glace

mais l’autre pensait:

ce n’est qu’une colombe qui respire

quoi qu’il en soit

là où je suis

il se passe quelque chose

dans une position délimité e par l’orage

 

Près de la glace c’est une erreur

là où je suis ce n’est qu’une colombe

mais l’autre pensait:

il se passe quelque chose

dans une position délimitée

glissant entre mes lèvres

est-ce la fin du monde?

C’est un délice quoi qu’il en soit

son corps léger respire par l’orage

 

Dans une position délimitée

près de la glace qui respire

son corps léger glissant entre mes lèvres

est-ce la fin du monde?

mais l’autre pensait: c’est un délice

il se passe quelque chose quoi qu’il en soit

par l’orage ce n’est qu’une colombe

là où je suis c’est une erreur

 

Est-ce la fin du monde qui respire

son corps léger? mais l’autre pensait:

là où je suis près de la glace

c’est un délice dans une position délimitée

quoi qu’il en soit c’est une erreur

il se passe quelque chose par l’orage

ce n’est qu’une colombe

glissant entre mes lèvres

 

Ce n’est qu’une colombe

dans une position délimitée

là où je suis par l’orage

mais l’autre pensait:

qui respire près de la glace?

est-ce la fin du monde?

quoi qu’il en soit c’est un délice

il se passe quelque chose

c’est une erreur

glissant entre mes lèvres

son corps léger

 

Ghérasim Luca (1913-1994) – La Fin Du Monde, in Paralipomènes (1969)Ghérasim Luca lit « Son corps léger »

Sorgente: Ghérasim Luca – Son corps léger (1969)

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Max Stirner e il “nulla creatore”

POCHI AMICI * MOLTO AMORE :: Il blog di Carmine Mangone

Un sostanzioso estratto dall’opera che vado attualmente elaborando a partire dal pensiero del filosofo tedesco Max Stirner. [Nell’illustrazione: street art ad Alessandria del Carretto, piccolo comune in provincia di Cosenza. La realizzazione è di Paolo Napoli, mentre la foto è stata scattata da Sara Berardi.].

stirner-sarabernardi-alessandriadelcarretto-cosenza

L’homo sapiens s’interroga sulle forme e sulla sostanza dell’esistente dagli albori della civiltà. Vi cerca un senso. Sceglie o s’impone una direzione. Si sente gettato nel mondo in modo quasi inopinato e crede che ci debba essere una necessità. Vive e muore come tutto il resto, con tutto il resto, ma non è convinto, ha paura, si percepisce solo, isolato dall’essenziale, e costruisce pertanto una serie di strutture, protesi, mediazioni per colmare lo iato tra sé e l’esistente. Si dà delle cause per convincersi di esserne l’effetto, oppure, in modo quasi autistico, si vuole come causa di gran parte degli effetti. Modella la pietra…

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Maurice Blanchot, “La follia del giorno” (con una poesia di René Char)

[ Aggiornamento: alla fine del 2013 ho curato una nuova edizione del testo blanchotiano per la Maldoror Press. Si tratta di un ebook gratuito e in formato pdf. ] Qui di seguito potete leggere lR…

Sorgente: Maurice Blanchot, “La follia del giorno” (con una poesia di René Char)

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La letteratura e il diritto alla morte

La dimora del tempo sospeso

blanchot-elitropia

Maurice Blanchot

Si può certamente scrivere senza domandarsi perché lo si faccia. Uno scrittore che guardi la propria penna tracciare segni, ha il diritto di alzarla dal foglio e dirle: fermati! Cosa sai di te? Verso cosa ti muovi? Non ti accorgi che il tuo inchiostro non lascia tracce, che vai avanti liberamente, ma nel vuoto, che, se non incontri alcun ostacolo, è perché non hai mai lasciato il tuo punto di partenza? E tuttavia scrivi, scrivi senza tregua, mi manifesti ciò che ti detto, mi riveli ciò che so; gli altri, leggendo, ti arricchiranno di ciò che da te prenderanno, ti renderanno ciò che avrai loro insegnato. Quello che non hai fatto, l’hai compiuto; quello che non hai scritto, è scritto: sei condannata all’incancellabile.

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« Die Fackel », 13 0ttobre 1908 – Karl Kraus

La tragedia di un’umanità perduta, che è molto meno adatta a vivere nella civiltà di quanto lo sia una vergine per il bordello, e che vorrebbe consolarsi della sifilide con la morale, è aggravata dall’incessante rinuncia a ogni rinnovamento dello spirito. Il suo corpo è spalmato di etica, e il suo cervello è una camera oscura impiastrata di inchiostro tipografico. Di fronte alla stampa che le ha avvelenato il midollo, vorrebbe fuggire nei boschi, ma i boschi non li trova più. Dove una volta gli alberi svettanti innalzavano il ringraziamento della terra al cielo, si ammonticchiano ora le edizioni domenicali. Si è mai calcolato che un giornale americano, per una sola edizione, ha bisogno di una quantità di carta che si può ottenere soltanto abbattendo diecimila alberi alti venti metri?


Lorena Melis  2 febbraio 2017

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Prefazione – Czesław Miłosz

Tu, che non ho potuto salvare, Ascoltami. Cerca di capire questo linguaggio semplice, mi vergognerei di un altro. Non possiedo, lo giuro, la magia della parola. Ti parlo tacendo, come una nu…

Sorgente: Prefazione – Czesław Miłosz

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