ARTISTI TUTTI BURLONI. – VANTARE IL LORO DISINTERESSE. – #Flaubert

Artisti. Tutti burloni. – Vantare il loro disinteresse.
 
Siamo degli operai di lusso, ma nessuno è abbastanza ricco per pagarci. Quando si vuole guadagnare con la penna, bisogna dasi al giornalismo, ai romanzi a puntate o al teatro. La Bovary mi ha fruttato … 300 franchi, che HO PAGATO, e non ne ricaverò mai un centesimo. Attualmente ce la faccio a pagarmi la carta, ma non le spese, i viaggi e i libri indispensabili al mio lavoro; e, in fondo, tutto ciò mi sta bene (o per lo meno fingo che mi stia bene), dal momento che non vedo quale rapporto ci sia tra una moneta di cinque franchi e un’idea. È necessario amare l’Arte per l’Arte in sé; altrimenti qualunque altro mestiere è preferibile.
Gustave Flaubert
 
 
È DOLOROSO CONSTATARE CHE TROVIAMO ERRORI SIMILI IN DUE SCUOLE OPPOSTE: la scuola borghese e la scuola socialista.
Moralizzare! Moralizzare! gridano entrambe con un ardore da missionari.
Charles Baudelaire

https://www.facebook.com/lorena.melis

 

Pubblicato da Lorena Melis ore 7,32 del 23 giugno 2017

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La sessualità e le deiezioni ( STORIA DELL’EROTISMO) a cura di Franco della – Fazi editore

 

…] con la pratica del lavoro, l’umanità segna il « passaggio dall’animale all’uomo ». L’’uomo è un animale che nega la natura: la nega attraverso il lavoro, col quale la distrugge e la cambia in un mondo artificiale, la nega nella fattispecie dell’attività creatrice della vita, la nega sotto la specie della morte. Il divieto d’incesto è uno degli effetti della nausea rivolta alla condizione bestiale da parte dell’animale: che stava diventando umano. Le forme dell’animalità si trovarono escluse da un mondo rischiarato, che stava assumendo il senso dell’umanità.
[…] Gli uomini seppure rinchiudere entro limiti ristretti – entro i quali fu, appunto, al suo posto – il mondo della carne animale, eppure mai vollero sopprimerlo. Non avrebbero nemmeno potuto pretenderlo; dovettero accontentarsi di farlo sparire, ritirandolo dalla luce e confinandolo nella notte, dov’è sottratto all’attenzione. Il posto dell’immondizia è nell’ombra, dove gli sguardi non possono scorgerla. Il segreto è la condizione dell’attività sessuale, com’è quella dell’adempimento dei bisogni naturali.
 
[…]
Questo mondo umanizzato, l’abbiamo ordinato a nostra immagine cancellandovi perfino le tracce della natura… […]
L’umanità nel suo insieme assomiglia ai parvenu che si vergognano delle loro umili origini…
 
Georges Bataille – STORIA DELL’EROTISMO – a cura di Franco Rella –  Fazi Editore
traduzione Susanna Mati
 
 
Lorena Melis 
 
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UNA SOCIETÀ DI EMITTENTI ( da: BARTHES DI ROLAND BARTHES -EINAUDI)

Vivo in una società di emittenti (e anch’io lo sono): ogni persona che incontro o che mi scrive, mi manda un libro, un testo, un bilancio, un annuario, una protesta, un invito a uno spettacolo, a una mostra ecc. Il godimento di scrivere, di produrre, preme da tutte le parti; ma dal momento che il circuito è commerciale, la produzione libera rimane inghiottita, sconvolta e come smarrita; nella maggior parte dei casi, i testi, gli spettacoli vanno dove non vengono richiesti; incontrano, per loro disgrazia, delle « relazioni », non degli amici, e ancor meno dei partner; il che fa sì che questa specie di eiaculazione collettiva della scrittura, nella quale si potrebbe vedere la scena utopica d’una società libera (in cui il godimento circolerebbe senza passare attraverso il denaro), degenera oggi in apocalisse.
Roland Barthes
***
…è il privato sessuale che espone di più.

Lorena Melis

https://www.facebook.com/lorena.melis

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LA CONSULTAZIONE DELL’OMBRA PATERNA (Pierre Klossowski – Nietzsche e il circolo vizioso – Adelphi)

« La fatalità della mia esistenza ne ha fatto la felicità, le ha dato, forse, il suo carattere unico: io, parlando per enigmi, come mio padre sono già morto, come mia madre vivo ancora e invecchio. Questa doppia discendenza, come dire dal più alto e dal più basso germoglio sulla scala della vita, décadent e inizio al tempo stesso – questo solo, se mai, può spiegare quella neutralità, quella libertà da qualunque partito di fronte al problema generale della vita, che forse mi contraddistingue. »
Al tempo in cui scrive Ecce homo, Nietzsche sa come si costruisce un enigma, come si costruisce un significato, e come questo al tempo stesso dipenda da un gioco di specchi in cui si chiude deliberatamente il volere interpretare simulando una necessità per sfuggire alla vacuità del proprio arbitrio.
« Saper leggere un testo come testo senza inserirvi un’interpretazione » – questo desiderio di Nietzsche esprime la sua ribellione contro la schiavitù che sempre il significato comporta. Dunque: chi ci libererà dai significati e ci restituirà l’esistenza ininterpretabile? Come può intensificarsi il « capire » (il Verstehen), il fatto di stare in ciò che è da capire, senza sottomettersi a una determinata intenzione?

 

Post di Lorena Melis del  21 febbraio 2017 ore 8,29

 

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Amore e… gli anni che passano

“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire. Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare “felicità”, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.”

Herman Hesse  -SULL’AMORE – Oscar Mondadori 2016

Post  di Lorena Melis 14 febbraio 2016

 

Presentazione libro – dalla copertina –

“Felice è chi sa amare”: nella concezione di Hesse l’amore è del tutto slegato dal possesso, è un’incessante ricerca esistenziale, uno stato di grazia dello spirito e dei sensi che trova appagamento in se stesso e abbraccia il mondo intero. Questa antologia di “letture hessiane” dedicate all’amore raccoglie e mescola materiali diversi: poesie, episodi narrativi, passi di scritti saggistici e di lettere, aforismi, disposti in un crescendo di intensità e profondità a illustrare tre grandi variazioni sul tema: l’amore adolescenziale, l’esperienza amorosa matura, l’amore per l’umanità.

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SCRITTO SULLA SABBIA

Che il bello e l’incantevole
Siano solo un soffio e un brivido,
che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d’artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vero di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.
E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:
pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d’oro di pesante splendore;
le stelle stesse, insuperabili,,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
– effimeri – , non raggiungiamo il fondo dell’anima.

No, il bello più profondo e degno dell’amore
pare incline a corrompersi,
è sempre vicino a morire,,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate da aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.

Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d’ali d’’uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,,,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.
Amiamo ciò che ci somiglia,,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.

Herman Hesse – da: La Felicità, Versi e pensieri, nella traduzione diN. Salomon – Mondadori

 

Post di Lorena Melis  del 14 febbraio 2017 ore 8,40

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Ghérasim Luca – Son corps léger (1969)

Son corps léger

est-il la fin du monde?

C’est une erreur

c’est un délice glissant

entre mes lèvres

près de la glace

mais l’autre pensait:

ce n’est qu’une colombe qui respire

quoi qu’il en soit

là où je suis

il se passe quelque chose

dans une position délimité e par l’orage

 

Près de la glace c’est une erreur

là où je suis ce n’est qu’une colombe

mais l’autre pensait:

il se passe quelque chose

dans une position délimitée

glissant entre mes lèvres

est-ce la fin du monde?

C’est un délice quoi qu’il en soit

son corps léger respire par l’orage

 

Dans une position délimitée

près de la glace qui respire

son corps léger glissant entre mes lèvres

est-ce la fin du monde?

mais l’autre pensait: c’est un délice

il se passe quelque chose quoi qu’il en soit

par l’orage ce n’est qu’une colombe

là où je suis c’est une erreur

 

Est-ce la fin du monde qui respire

son corps léger? mais l’autre pensait:

là où je suis près de la glace

c’est un délice dans une position délimitée

quoi qu’il en soit c’est une erreur

il se passe quelque chose par l’orage

ce n’est qu’une colombe

glissant entre mes lèvres

 

Ce n’est qu’une colombe

dans une position délimitée

là où je suis par l’orage

mais l’autre pensait:

qui respire près de la glace?

est-ce la fin du monde?

quoi qu’il en soit c’est un délice

il se passe quelque chose

c’est une erreur

glissant entre mes lèvres

son corps léger

 

Ghérasim Luca (1913-1994) – La Fin Du Monde, in Paralipomènes (1969)Ghérasim Luca lit « Son corps léger »

Sorgente: Ghérasim Luca – Son corps léger (1969)

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