Mario Luzi legge “Versi d’ottobre” e “Muore ignominiosamente la repubblica”

LA PRESENZA DI ÈRATO

M_LuziMario Luzi (1914-2005)

Nella prima poesia Versi d’ottobre, risalente agli anni 1952-55 e pubblicata nel 1957 in Onore del vero, l’ombra, il buio evocati dal poeta, attendono la luce, ma la luce deve essere colta già da qui, da questa nostra vita. La luce non è ancora piena ma, per chi sa vedere, è già possibile scorgerne i primi bagliori. La vita del poeta e la nostra non è priva di dolore e di tristezza ma è proprio da queste sofferenze, che, misteriosamente ma con assoluta certezza, nasceranno dei frutti: “Quel che verrà, verrà da questa pena”
Nella seconda poesia Muore ignominiosamente la repubblica, inserita nella raccolta Al fuoco della controversia scritta nel 1978, ai tempi del rapimento di Aldo Moro, del massacro dei cinque uomini della scorta e del successivo assassinio dell’uomo politico democristiano, Luzi manifesta tutto il suo sdegno per quella crisi sociale e politica:…

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[Photographic] London: Man Ray Portraits, National Portrait Gallery

Questa galleria contiene 27 immagini.

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We saved Man Ray Portraits exhibition in the National Portrait Gallery as our last treat in London. Like you save your favourite part of the cake for last so that all the goodness lingers on and…

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Beyond Pasolini

…quindi direi che il Pasolini di Ferrara, Abel, resta sullo sfondo, mai esaustivo, ma chi lo vorrebbe?, con un massiccio editing da fare sulla parte immaginifica con Davoli, il che non intacca Davo…

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Roger Gilbert-Lecomte, “Sacro e massacro dell’amore”

Il surrealismo ha partorito in poesia una profusione di gemme inestimabili, spesso anche ai margini di quello che era il movimento “ufficiale” nato a Parigi intorno alla figura di André…

Sorgente: Roger Gilbert-Lecomte, “Sacro e massacro dell’amore”

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La scrittura del disastro – di Maurice BLANCHOT

La dimora del tempo sospeso

Maurice Blanchot
Maurice Blanchot

[Tratto da: AA.VV., Il Pomerio. Antologia Poetica, Elitropia Edizioni, In forma di Parole, Libro VII, Reggio Emilia, 1983, pag. 473-479.]

                   Maurice Blanchot –La scrittura del disastro
(Traduzione di Franco Facchini e Giorgio Marcon)

     Volere scrivere, quale assurdità: scrivere è la decadenza del volere, come la perdita del potere, la caduta della cadenza, il disastro ancora.

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Il rimedio è la povertà (di Goffredo Parise)

Prismi - Pensieri filosofici

Pubblico qui un articolo di Goffredo Parise tratto dalla rubrica che lo scrittore tenne sul “Corriere della sera” dal 1974 al ’75 (ora nella bella antologia a cura di S. Perrella, Dobbiamo disobbedire, Adelphi 2013). L’articolo, che apparve il 30 giugno 1974, è un piccolo gioiello di stile e di pensiero di questo autore sovranamente libero e alieno da tutte le chiese e i salotti dell’apartheid politico italiano, e rappresenta oggi forse più che allora una staffilata alla nostra inerzia materiale e morale. Non mi sembra inoltre privo di qualche collegamento con le riflessioni sulla povertà che Alessandro Bellan ha recentemente condotto su questo blog.

Goffredo Parise scrive a macchina«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare…

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Le “poesie velenose” delle donne afghane

Parlaconlei

donne-afghane1

A Kabul esiste un’associazione letteraria, “Mirman Baheer” , creata e gestita da donne. Nella sua sede le poetesse e le redattrici lavorano alla luce del sole, ma non si può dire lo stesso delle donne che abitano nei paesi delle restanti province. Per loro c’è un solo modo per condividere la propria Arte: dettare i versi al telefono. I versi in questione sono Landai, poesie di due versi che raccontano la condizione della donna nel Paese.

Nei Landai le donne, spesso ragazzine, raccontano la propria vita nelle “gabbie” della famiglia patriarcale: brevi versi clandestini, dettati al telefono in anonimato e recitati via radio, che potremmo definire “satirici”, perché assumono un significato politico straordinario. Spinte dall’ascolto dei Landai alla radio, altre donne decidono di fare altrettanto, raccontando la propria schiavitù e i propri desideri di libertà. Purtroppo, da quelle parti, di poesia si può anche morire.

Landai…

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