Rimbaud Miller

Lorena Melis
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Lorena Melis
6 minuti fa · Cagliari ·
[…] Rimbaud torna nei regni bui, a cercarvi la sua vera madre. In vita aveva conosciuto solo quella strega, […] dai lombi della quale era saltato fuori come la rotella difettosa di un orologio. […] Completamente mutilato nella sua natura affettiva, rimase per sempre incapace di dare o ricevere amore. Sapeva soltanto come si opponga volere a volere. Al massimo la pietà, mai l’amore.
In gioventù lo vediamo settario, fanatico. Nessun compromesso. Solo il volte-face. Come rivoluzionario, cerca disperatamente una società ideale dove egli possa stagnare la ferita dell’isolamento. È questa la ferita mortale, che non gli guarisce mai. Diviene un assolutista, dal momento che nulla, se non una perfezione dove ogni errore e falsità vengano subissati, è in grado di colmare il vuoto tra reale e ideale. Solo la perfezione può cancellare la memoria di una trafittura che corre più profonda che il fiume della vita.
Incapace di adattarsi o di assimilarsi, cerca senza fine: con il solo risultato di scoprire che la perfezione non è né qua, né là, né questo, né quello. Impara la nullità del tutto. La sua sfida è la sola cosa positiva nel vuoto della negazione in cui si arrabatta. Ma la sfida è infeconda: logora tutte le forze interiori.
Quella negazione comincia e finisce col mondo delle cose create, con le esperienze sans suite che non insegnano nulla. Non importa quanto vasta sia la sua esperienza della vita: non arriva mai abbastanza a fondo perché egli possa darle un senso. Non c’è più timone, non c’è più àncora. E lui è condannato ad essere travolto dalla corrente. E così il battello che si arena su tutti i banchi e i bassifondi, che si piega senza speranza alla briga di tutte le tempeste, deve finire a pezzi, convertirsi in rottami, nient’altro, e avanzi di naufragio. Lui che voleva correre il mare della vita deve mutarsi in un navigatore; deve imparare a fare i conti col vento e la corrente, con le leggi e i divieti. Un Colombo non si beffa delle leggi, le amplia. Non fa vela verso un mondo ipotetico. […]
Henry Miller – Il Tempo Degli Assassini ( La poesia di Rimbaud rivisitata dal grande scrittore americano) – a cura di Giacomo Debenedetti – Oscar Mondadori 1976

Lorena

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Michel Foucalut – Le Parole e le Cose –

Sapere consiste dunque nel riferire linguaggio a linguaggio.Nel restituire la grande distesa uniforme delle parole e delle cose. Nel far parlare tutto. Cioé nel far conoscere al di sopra di tutti i segni, il discorso secondo del commento. Ciò che caratterizza il conoscere non è né il vedere né il dimostrare, ma l’interpretare. Commento della Scrittura, commento degli Antichi, commento di ciò che hanno riferito i viaggiatori, commento delle leggende e delle favole: non si chiede, ad ogni discorso da interpretare, un diritto ad enunciare la verità; non gli si chiede che la possibilità di parlarne. Il linguaggio ha in sé medesimo il suo principio di proliferazione. « Vi è più da fare nell’interpretare le interpretazioni che nell’interpretare le cose; e vi sono più libri sui libri che su ogni altro argomento; non facciamo altro che criticarci a vicenda. » (cit. Michel de Montaigne- Essais 1850, I,II cap. XIII). Non si tratta qui del verbale di fallimento d’una cultura sepolta sotto i prpri monumenti; ma della definizione dell’inevitabile rapporto che il linguaggio del XVI secolo stabiliva con sé stesso. Da un lato, tale rapporto consente un incresparsi all’infinito del linguaggio, il quale non cessa di svilupparsi, di recuperarsi, e di accavallare le sue forme successive. Per la prima volta forse nella cultura occidentale si scopre la dimensione assolutamente aperta d’un linguaggio che non può arrestarsi, dato che, non essendo mai racchiuso in una parola definitiva, enuncerà la propria verità solo in un discorso futuro, interamente volto a dire ciò che avrà detto; questo discorso tuttavia non detiene il potere di sostare in sé, e ciò che dice, viene da esso racchiuso come una promessa affidata in làscito a un altro discorso ancora… Il compito del commento non può essere mai portato a termine.
Michel Foucault – pag. 55 di: Le Parole e le Cose – Edizioni BUR
ore 8,18 di sabato 24 Settembre 2016
Lorena Melis

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Conoscere Pessoa

LA GUERRA

La guerra, che affligge con i suoi eserciti il mondo
è il segno perfetto dell’errore della filosofia.

La guerra, come ogni umana cosa, vuole alterare.
Ma la guerra, più di tutto, vuole alterare e alterare molto
e alterare in fretta.

Ma la guerra infligge la morte.
E la morte è il disprezzo dell’universo per noi.
Avendo per conseguenza la morte, la guerra prova che è falsa.
Essendo falsa, prova che è falso quel voler-aterare.

Lasciamo l’universo esteriore e gli altri uomini ove la natura li pose.
Tutto è orgoglio e incoscienza.
Tutto è un voler muoversi, fare cose, lasciare tracce.
S’arresta il cuore, e il comandante degli eserciti
ritorna pian piano nell’universo esteriore.

La chimica diretta della natura
non lascia spazio vuoto per il pensiero.

L’umanità è una rivolta di schiavi.
L’umanità è un governo usurpato dal popolo.
Esiste perché usurpò, ma erra perché usurpare è non aver diritto.

Lasciate esistere il mondo esteriore e l’umanità naturale!
Pace a tutte le cose pre-umane, anche nell’uomo.
Pace all’essenza tutta esteriore dell’Universo!

Alberto Caeiro – (Fernando Pessoa) – Poesie disgiunte

Post di Lorena Melis  ore 17 del 21 Settembre 2016

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1 SETTEMBRE 1939 di W.H.AUDEN

viadellebelledonne

auden.jpg

Siedo in una delle bettole
della Cinquantaduesima strada
incerto e spaventato
vedendo scadere le astute speranze
d’un decennio basso e disonesto:
onde di rabbia e di paura
circolano per le luminose
e oscurate contrade della terra,
ossessionando le nostre vite private;
l’indicibile odore della morte
offende la notte di settembre.

Le ricerche degli esperti possono
riesumare intera l’offesa
che da Lutero ad oggi
ha fatto impazzire una cultura,
scoprire quello che successe a Linz,
quale immensa illusione ha creato
un dio psicopatico:
io e il pubblico sappiamo
quel che i bambini imparano a scuola,
coloro a cui male è fatto,
male faranno in cambio.

L’esule Tucidide sapeva
tutto quello che può dire un discorso
sulla Democrazia,
e quello che fanno i dittatori,
l’antiquato ciarpame che raccontano
a un apatico sepolcro;
egli analizzò tutto nel suo libro,
la ragione messa al bando,
il dolore che plasma l’abitudine,
il cattivo governo e…

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oggi a Locarno

filmcritica rivista

all’ interno della retrospettiva sul cinema tedesco del dopoguerra

( nel link il film intero)

a.p.

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SOMMA di Costantino Kavafis (Post di Lorena Melis)

Somma
S’io sia felice o infelice non considero.
Ma a una cosa con gioia sempre penso:
che dalla grande somma (della somma che odio),
così ricca di numeri, io non faccio parte,
unità tra le tante. Io non sono inclusa
nel totale. Questa gioia mi basta per sé sola.
Costantino Kavafis ( Non saprei dire di meglio, né pensare più sublime.. Lorena & Lorena)

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Ignoro se parlo della perfezione poetica (Pubblicato da Lorena Melis)

Una scrittura densa fino all’intollerabile,
fino all’asfissia, ma fatta con nient’altro
che con *vincoli sottili* che permettono
la coesistenza innocente, su uno stesso piano,
del soggetto e dell’oggetto, così come
la sovrapposizione delle frontiere abituali
che separano io, tu, egli, noi, voi, essi.
Alleanze, metamorfosi.
Il mio tormento è il transito delle immagini
formulate sull’altra sponda dalla *figlia della voce*
alle presenze folgoranti. Transito che vorrei realizzare
con una precisione tesa che mi permettesse
di dominare la casualità e di compensare
me stessa della mia sottomissione alla *figlia della voce*.
Intensa necessità di verità poetica. Essa esige
di liberare la forza visionaria e di mantenere,
simultaneamente, una compostezza [aplomo]
straordinaria nella conduzione di tale forza
(e nella strutturazione di quelle immagini).
Ignoro se parlo della perfezione poetica,
della libertà, dell’amore o della morte.

Alejandra Pizarnik (in una nota dattiloscritta del 12 dicembre 1964, che è la più ferma descrizione del suo quehacer)

da : La Figlia dell’insonnia  Alejandra Pizarnik – a cura di Claudio Cinti – CROCETTI EDITORE

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