Il rimedio è la povertà (di Goffredo Parise)

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Pubblico qui un articolo di Goffredo Parise tratto dalla rubrica che lo scrittore tenne sul “Corriere della sera” dal 1974 al ’75 (ora nella bella antologia a cura di S. Perrella, Dobbiamo disobbedire, Adelphi 2013). L’articolo, che apparve il 30 giugno 1974, è un piccolo gioiello di stile e di pensiero di questo autore sovranamente libero e alieno da tutte le chiese e i salotti dell’apartheid politico italiano, e rappresenta oggi forse più che allora una staffilata alla nostra inerzia materiale e morale. Non mi sembra inoltre privo di qualche collegamento con le riflessioni sulla povertà che Alessandro Bellan ha recentemente condotto su questo blog.

Goffredo Parise scrive a macchina«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare…

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Le “poesie velenose” delle donne afghane

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A Kabul esiste un’associazione letteraria, “Mirman Baheer” , creata e gestita da donne. Nella sua sede le poetesse e le redattrici lavorano alla luce del sole, ma non si può dire lo stesso delle donne che abitano nei paesi delle restanti province. Per loro c’è un solo modo per condividere la propria Arte: dettare i versi al telefono. I versi in questione sono Landai, poesie di due versi che raccontano la condizione della donna nel Paese.

Nei Landai le donne, spesso ragazzine, raccontano la propria vita nelle “gabbie” della famiglia patriarcale: brevi versi clandestini, dettati al telefono in anonimato e recitati via radio, che potremmo definire “satirici”, perché assumono un significato politico straordinario. Spinte dall’ascolto dei Landai alla radio, altre donne decidono di fare altrettanto, raccontando la propria schiavitù e i propri desideri di libertà. Purtroppo, da quelle parti, di poesia si può anche morire.

Landai…

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TELEGRAMMA- Mittente Cesare Segre

lorenamelis:

io avrei voluto che la letteratura non fosse mai stata oggetto esclusivo di svago e piacere

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michelangelo pistoletto- the labyrinth

Michelangelo Pistoletto, The Labyrinth.

Considerare la letteratura semplicemente come oggetto di piacere o di svago, non è più concesso dall’entità dell’emergenza in cui viviamo oggi

Cesare Segre

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Il centro del mondo, la parola e la morte. Appunti su Centuria di Giorgio Manganelli

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Giorgio Manganelli, foto di proprietà di Lietta Manganelli Giorgio Manganelli, foto di proprietà di Lietta Manganelli

di ANTONELLA PIERANGELI

Noi siamo abitanti dell’inferno e lo siamo finché avremo la fortuna di vivere un secolo di lumi, di progresso, di civiltà, di fraternità, di tutte queste cose immonde.

Giorgio Manganelli

Un insopprimibile desiderio di respirare nella “palude definitiva” del senso, il luogo manganelliano per eccellenza, dove la parola subisce la fascinazione dell’abisso, qui presentato nella sorprendente architettura di un corpus testuale che si autodefinisce “centro del mondo dal quale si dipartono infiniti infiniti”.

Così Centuria, libro plurale e multicentrico, porta aria nella complessa irradiazione semantica di una dimensione narrativa che, dilatando lo spazio testuale, si dimostra capace di contenerne le interne consonanze, i cortocircuiti, l’arbitrarietà e il caos. Un viaggio non iniziatico ma gnoseologico, alla ricerca delle crepe e delle fessure del reale, nel mai rimosso, intermittente, enigma del nucleo occulto e vitale del classico come del semplice…

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Nulla al ver detraendo. In difesa del Leopardi di Martone

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Come ha osato Martone sporcare il grande Leopardi abbassandolo a protagonista di un film e come potrà mai un film rendere la grandezza e il genio di Leopardi senza banalizzarlo? Questa è stata la prima reazione, il più delle volte inconsapevole, quasi un riflesso condizionato, di molti addetti ai lavori, poeti, critici letterari eccetera. Al massimo il film potrà essere apprezzato dalle professoresse di Liceo che notoriamente di poesia e letteratura non capiscono niente, se non quelle quattro nozioni che devono ripetere meccanicamente ai loro alunni. No Leopardi no, non lo toccate, lasciatelo nei dipartimenti di filologia, nei convegni, nel nostro privatissimo e snobissimo olimpo bibliotecario dove periodicamente lo possiamo spolverare e commemorare. Perché in fondo ognuno che ha letto e amato Leopardi ritiene di essere il solo ad averlo capito veramente e quindi guai a chi glielo tocca, men che meno se questo qualcuno è un filmetto che per…

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